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Il Giornale
Giovedì 12 luglio 2007
Il «Limonte» accelera la fine della Liguria
Lo confesso: ho sempre pensato che sarei morto prima di vedere la fine della mia
amata terra di Liguria. Già perché con una classe politica di infima qualità, con
un'imprenditoria capace solo a mendicare gli aiuti di stato, senza volontà di rischiare
e di fare impresa per davvero, con una popolazione che quando va bene mugugna un po'
e poi accetta tutto, anche di non parlare più la lingua dei nostri padri, con un
materiale umano così, ebbene qualcuno ha ancora il dubbio che la Liguria, prima o
poi, non sparirà?
Nessun dubbio! Solo che non me l'aspettavo così presto: ecco tutto. Pensavo che non
l'avrei vista, la fine della Liguria. Ben inteso nessuna contrarietà ad accordi economici:
quelli si fanno con tutto il mondo: dalla Cina, all'India, all'Inghilterra e via
dicendo. Nulla di male accordarsi col vicino Piemonte per far funzionare meglio e di
più gli ospedali delle due Regioni o quello che vi pare.
Ma perché, mi chiedo, la Facoltà di Ingegneria di Genova deve essere «l'estensione
del Politecnico di Torino» e non un politecnico a se stante? I nostri vecchi falsificarono
addirittura l’anno di fondazione dell’Università per opporsi alle vessazioni e ai
tagli che il governo di Torino voleva imporre al nostro Ateneo! E che bisogno c'è,
aggiungo, di fare un simulacro di parlamento del Nord Ovest dove, con 60 consiglieri
contro 40, il Piemonte ha sempre ragione? Stiamo perdendo la nostra lingua genovese,
il Mar Ligure ormai è diventato Alto Tirreno, le nostre terre del Novese sono dette
Basso Piemonte, invece che Alta Liguria come la storia vorrebbe, e, invece di far
qualcosa per riottenere dignità e responsabilità decisionali, i nostri strateghi
politici da quattro soldi cosa fanno? Pensano al Limonte!
È fuor di discussione che la Liguria ha il diritto internazionale di poter RI-tornare
ad essere indipendente come lo è stata per oltre sette secoli. Invece di reclamare a gran
voce questo diritto che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità, i nostri governanti
imbelli che si inventano? Un accordo umiliante con una regione, il Piemonte, che solo
perché è più grossa conta di più. Ma quanto conterebbe nel mondo una Liguria ritornata
indipendente?
Davvero non l'avrei creduto di assistere da vivo alla fine ingloriosa di una cultura
splendida ed audace, anticipatrice di secoli di valori sociali attualissimi, come quella
della Repubblica di Genova.
E il popolo ligure dov'è? Quel popolo che nel 1746 col Balilla insorse contro gli
austro piemontesi (sì, piemontesi), che con l'aiuto della Madonna sconfisse nel 1625
i piemontesi invasori nei pressi del santuario della Vittoria, che nel 1814 al Congresso
di Vienna lottò per non essere annesso al Piemonte, quel popolo, quella gente oggi dove
sono? Pavidi e ciechi, adagiati nelle mollezze, interessati solo alle futilità, i
liguri di oggi sono così incapaci di reagire che non riescono neppure più a far figli!
E se saremo conquistati prima dal Piemonte e poi chissà da chi, non lamentiamoci:
alla fine temo che dovremo ringraziare se l’invasore straniero ci lascerà salva la vita!
Ai Romani divenuti rammolliti i barbari non gliela concessero! Forse è vero: ognuno ha
ciò che si merita: ma questa fine ignobile e ingloriosa avrei preferito non vederla
mai.
Franco Bampi
uno degli ultimi Patrioti Liguri
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